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ABDR, tre progetti

People meet in architecture
1 gennaio 2011
The Realm of the Line
1 gennaio 2011
 

Palazzo delle Esposizioni

Ricostruzione della ex Serra Piacentini, Roma

Il nuovo progetto per la "Serra ex-Piacentini" favorisce l'accoglimento della nuova struttura - finalmente riprogettata - all'interno del programma istituzionale del Palazzo delle Esposizioni e la sua definitiva integrazione funzionale, tecnologica e formale nell'organismo piacentiniano. La Serra si presenta come intersezione compositiva di una serie di volumetrie elementari differenziate per matericità e progressiva leggerezza: il volume principale del grande parallelepipedo vetrato, la volta metallica estradossata, i due raccordi volumetrici sul lato via Piacenza, il "dado" ligneo delle cucine, slittato rispetto alla scatola vetrata.

 

La "Serra" mostra una concreta fattibilità rispetto alle performances climaticoambientali, alle tecnologie costruttive, alla manutenibilità e costi di gestione. Essa si raccorda alle caratteristiche architettonico-monumentali del Palazzo attraverso un linguaggio architettonico improntato ad una complessiva semplificazione, e attraverso le tecniche della sottrazione e del minimalismo. Nella condizione serale, la Serra diventa una sorprendente "lanterna urbana", che amplifica le funzioni espositive e comunicative del Palaexpò, proiettandole nel circuito già vitale dell'intorno urbano.

 
 

Lapidarium

Roma

Il progetto per l’allestimento del Lapidarium del Museo di Palazzo Venezia, nel chiostro del Palazzetto di San Marco, si pone, in continuità con il processo organico di trasformazione del Monumento che lo ospita. Una continuità che si ricollega in specifico all’originale programma museografico realizzato dall’architetto Camillo Pistrucci negli anni 1909-1910, Negli anni 1909-1910, durante i lavori di spostamento del Palazzetto ,parte del patrimonio lapideo fu murato nelle pareti perimetrali, mentre altro, quello di maggior dimensione, fu poggiato lungo gli intercolumni. Questo tradizionale criterio espositivo, per quanto elementare, non poteva non essere considerato nel suo giusto valore e, pertanto, non poteva non essere punto di riferimento per la nuova realizzazione. Il nuovo allestimento coinvolge un blocco consistente di reperti lapidei di diverse dimensioni e origini. Si tratta di 120 reperti in totale. In particolare l’intervento prima di restauro, e poi espositivo, si riferisce ad opere comprese tra la fine del I secolo d. C. ed il XVI secolo, molte delle quali rinvenute nell’area del Palazzetto durante le demolizioni dello stesso. Il progetto del nuovo allestimento si pone in ideale continuità con la originaria vocazione del sito e tiene quindi conto di questa antica condizione dell’esistente.

 

Le ragioni di tale scelta sono da rintracciare, in primo luogo, in un doppio ordine di ragioni:
1. La semplice condizione di continuità spaziale e visiva che intercorre tra il piano terreno e il primo piano del loggiato, destinato appunto all’allestimento del nuovo Lapidario.
2. La necessità di concludere, assumendola idealmente, la primitiva sistemazione realizzata negli anni dieci, riconducendola così alla sua naturale compiutezza formale.
Il progetto per il nuovo Lapidarium estende, reinterpretandolo, l’allestimento “minimalista” realizzato da Camillo Pistrucci nel loggiato inferiore del chiostro. Ne riprende gli stilemi, ma nel fare ciò conferisce ai pezzi lapidei una nuova capacità comunicativa ed una diversa forza evocativa. Esalta la qualità dei singoli marmi e, al contempo, crea un ambiente unitario, trasformando quello che attualmente è un vuoto, una assenza, in uno spazio organico, in una vera e propria stanza al pari di quelle volute negli anni venti da Federico Hermanin. Una stanza che è un mesoambiente e alle cui pareti non si trovano esposti quadri e arazzi, ma collocati, come sospesi, cippi sepolcrali, sarcofagi, plutei, paliotti, transenne, edicole, stemmi, lavabi, mensole e tutti gli altri pezzi che compongono l’intera collezione. In poche parole nella nuova stanza compaiono una moltitudine di soggetti, di fantasmi che si aggregano, si diradano e si ricompongono più volte, fino a formare una folla, una galassia figurativa che ha la stessa costruzione di una storia, di un racconto. Un racconto che, seppur laconicamente lapideo, ha una trama ricca di suggestioni, di sorprese e, perché no, di colpi di scena. Il chiostro del Palazzetto e il suo Lapidarium si inseriscono, così, in modo organico all’interno dell’attuale circuito espositivo e, proprio grazie al loro assetto autonomo e fortemente caratterizzato, si predispongono a far parte integrante di quello che potrà essere il futuro sistema museale di Palazzo Venezia.

 
 

Metro B1

Roma

La proposta di prolungamento della linea Metropolitana B1 verso la direzione Nord di Roma con la nuova stazione Jonio trae origine dall'evidente necessità di risolvere il problema del traffico veicolare nel contesto del quadrante Nord di Roma, di cui è ben noto il carattere emergenziale dal punto di vista del traffico e della più generale mobilità urbana. L’intervento consentirà, nel 2011, nella realizzazione della predisposizione per il futuro collegamento con la stazione Jonio della metropolitana Linea D. La linea B1 della metropolitana di Roma, diramazione dell’attuale linea B, è composta da 4 stazioni ed ha un tracciato che sviluppa circa 4 km. L’operazione complessivamente si colloca all’interno di una globalità di programma che prevede non solo la realizzazione di attrezzature per la mobilità, la costruenda linea B1 della metropolitana, ma anche la realizzazione di servizi aggiuntivi ad uso più generale dell’intera cittadinanza. Tale programma rende quindi necessaria la realizzazione di una serie di opere aggiuntive, utili alla funzionalità degli interventi all’interno del più generale contesto urbano ma anche necessarie, al contempo, a sostenere la fattibilità economica e finanziaria delle superfici a parcheggio, supporto indispensabile alla creazione delle nuove opere infrastrutturali.

Ricerca progettuale e caratteristiche architettoniche generali
La stazione Gondar è caratterizzata da una piazza ribassata dalla quale si accede all’atrio di stazione. Da qui è possibile percorrere con lo sguardo l’intera sezione del progetto, fino all’ultimo piano banchina, attraverso la presenza di un originale pozzo a geometria irregolare. E’ la visibilità di una stratificazione che da forma ad una sorta di compatto spessore di suolo all’interno del quale sprofondano, s’intersecano, si ridefiniscono porzioni di spazio urbano. Il pozzo, nel quale si affacciano i percorsi meccanizzati di salita e discesa, garantirà le condizioni di day-lighting sino alla banchina più bassa che, per assicurare alla linea metropolitana di sottopassare il fiume Aniene, è posizionata in questa stazione ad una profondità di ben 35 metri sotto il livello urbano. Il monumentale pozzo di luce che si viene così a individuare, emerge sulla Piazza Palombara Sabina attraverso una grande volumetria di vetro costituita da un insieme allineato di grandi cristalli colorati. Se Gondar nasconde nell’atrio di stazione l’architettura di un pozzo di luce, la stazione Annibaliano si presenta, invece, attraverso le sinuose forme di una piazza ipogea. E’ un ampio spazio a cielo aperto che costituisce il fulcro architettonico e urbanistico della nuova stazione e rappresenta anche un importantissimo intervento di riqualificazione urbana dotando la città di una nuova centralità spaziale: una grande piazza ribassata a cielo aperto, alla quale si discende gradualmente dai marciapiedi di corso Trieste, dà accesso all’atrio vero e proprio della stazione, riducendo così drasticamente ogni impatto volumetrico nei confronti dell’antistante mausoleo di S. Costanza.

L’ innovazione tecnologica e il risparmio energetico
Il nuovo assetto delle stazioni presentato nella proposta di variante ha lo scopo di ottimizzare il sistema della metropolitana tra le stazioni. Alla base della del progetto presentato si pongono alcune considerazioni di opportunità legate ai costi ed ai tempi di esecuzione delle singole stazioni che hanno fatto maturare la possibilità di una soluzione alternativa più agile, vantaggiosa e per gli aspetti della cantierizzazione sicuramente meno impattante rispetto alla città. Sono stati, inoltre, minimizzati gli scavi e le sezioni del cunicolo scegliendo di operare scavi superficiali a cielo aperto e quando possibile sotto i marciapiedi, evitando le interferenze con le strade. Verrà lasciato un franco libero, medio, che consentirà il passaggio dei sottoservizi. Solo in corrispondenza della via Nomentana lo scavo avverrà senza l'interruzione della circolazione superficiale per ovvi motivi di traffico. La minimizzazione degli impatti sulla viabilità sarà, inoltre, resa possibile dal fatto che molte delle opere rientrano nelle aree di cantiere già attualmente occupate per la realizzazione della Linea B1. Viene inoltre ipotizzata una suddivisione in fasi delle lavorazioni tale da consentire una continuità dell'attività degli esercizi commerciali.

Stazione Gondar
La stazione Gondar viene realizzata secondo la tipologia di stazione profonda a “Volta Attiva”. Si prevede quindi la costruzione di un corpo stazione profondo, scavato a foro cieco a volta unica, nel quale sono contenuti, oltre ai binari con banchina centrale, tutti i locali di servizio e l’atrio; in superficie rimangono solo le strutture di accesso (in fase di costruzione e di esercizio). Tale soluzione consente quindi di limitare al massimo lo scavo nello strato superficiale, critico per l’impatto sulla mobilità urbana e le attività commerciali, per l’archeologia e per la massiccia presenza di sottoservizi; la tipologia di stazione profonda, accompagnata da una opportuna scelta delle modalità di accesso in fase costruttiva, consente quindi di limitare al massimo l’impatto della stazione sul tessuto urbano. La stazione Gondar ha l’unica discenderìa ubicata nel pozzo dove sono collocati tanto i locali tecnologici e gli impianti quanto i collegamenti verticali. A differenza della stazione Annibaliano, questo pozzo è situato a metà del corpo stazione, costituendo l’unica uscita ubicata in corrispondenza di Piazza Palombara Sabina, dove si trova una semicupola a base ellittica in acciaio e cristallo a coprire le scale mobili che emergono fino al piano stradale. La posizione baricentrica di questo pozzo ha portato a concentrare tutto il sistema degli impianti di ventilazione e degli ascensori in questa zona migliorando la distribuzione delle reti impiantistiche e delle vie di accesso alla stazione. I percorsi pedonali e gli ambiti attrezzati a verde, nel loro complesso gli interventi conferiscono dignità architettonica ad uno spazio soffocato attualmente nella stretta compagine insediativa di Viale Libia.

 

Stazione Jonio
La stazione Jonio presentata nel progetto sarà, al momento della sua realizzazione, il nuovo capolinea della Linea B1, in prolungamento rispetto a quello previsto di Conca d'oro, e nell'attesa del completamento dell'intera tratta fino a Bufalotta- GRA. Il prolungamento della linea di circa 800 metri rispetto alle previsioni della gara, e previsto dalla variante in oggetto, permetterà di creare già nella prima fase le premesse per il collegamento tra la Linea B1 e la futura Linea D che prevede, infatti, una fermata a piazzale Jonio. Già dal 2011 sarà possibile la realizzazione del nodo di scambio di Jonio. In secondo luogo la nuova stazione consentirà di raccogliere un bacino d'utenza di notevole dimensione proveniente dai quartieri Jonio, Val melaina e Tufello nell'attesa del definitivo completamento della linea. Un altro importante obiettivo del progetto è quello di creare uno scambio gomma-ferro nel nodo di Jonio dove sono localizzati 8500 mq di area destinata a parcheggi. Questi in aggiunta al sistema di parcheggi pubblici previsti nel nodo di Conca d'Oro costituiranno un ottimo attrezzamento di parcheggi nelle stazioni di testata della linea e prima delle tratte più centrali dal Ponte delle Valli a Piazza Bologna. Lo schema di progetto prevede quindi la realizzazione di un unico sistema integrato di stazione metropolitana e servizi. E’ previsto inoltre un collegamento con la linea metropolitana D in modo tale da garantire un'ottimizzazione dal punto di vista della funzionalità distributiva, della fluidità dei flussi pedonali e soprattutto dell'uso delle aree. Infatti, lo studio di fattibilità posto a base di gara per la realizzazione della Linea D prevede l'ubicazione del manufatto di stazione Jonio al di sotto del viale in corrispondenza del piazzale con un sistema di uscite alla quota stradale sul viale stesso ed all'interno dello spartitraffico triangolare che separa il viale da viale Tirreno. Il sistema si compone di un piano basamentale destinato a commerciale e che consentirà accesso diretto all’atrio della metro, posto al primo interrato. Ai piani superiori sono posizionati due piani destinati a parcheggio pubblico e un edificio su tre livelli destinato a servizi, oltre alla sistemazione di nuovi spazi pubblici attrezzati a verde e piazze.

Stazione Annibaliano
La stazione Annibaliano si presenta attraverso le sinuose forme di una piazza ipogea. E’ un ampio spazio a cielo aperto che costituisce il fulcro architettonico e urbanistico della nuova stazione e rappresenta anche un importantissimo intervento di riqualificazione urbana dotando la città di una nuova centralità spaziale. L'ingresso sarà costituito da un volume trasparente che emergerà in superficie; la copertura anch'essa trasparente permetterà di portare luce naturale all'interno del piccolo atrio sottostante la quota stradale. Il collegamento tra la quota stradale ed il percorso sarà garantito da sistemi meccanizzati (scale mobili in entrata ed uscita, ascensore) e scale fisse. Raggiunta la quota inferiore alcuni servizi di stazione attrezzeranno lo spazio rendendolo funzionale all'uso della metro. Piccole attività commerciali (tipo edicole, bar ecc.) permetteranno anche il presidio del sistema ipogeo. Un sistema meccanizzato consentirà un comodo accesso verso piazza di Santa Costanza. La prima parte del percorso sarà lunga 55 metri e larga 6.50. Nel tratto passante al di sotto della Nomentana saranno collocati altri due sistemi di accesso rispettivamente sui marciapiedi destro e sinistro ed in corrispondenza delle fermate degli autobus. In queste posizioni le discenderìe garantiranno un facile scambio con il sistema pubblico di trasporto su gomma. La piazza Annibaliano, la cui area ricade all’interno delle aree di cantiere per la realizzazione della Linea B1, sarà restituita come spazio pubblico attrezzato a verde e spazi pedonali. Il progetto prevede infatti la realizzazione di un parcheggio multipiano ipogeo a tre livelli ed una sistemazione superficiale pedonale con aree attrezzate a verde. La nuova piazza sarà compresa tra via Bressanone, via Spalato, corso Trieste e piazza Annibaliano e sfruttando i dislivelli attualmente esistenti seguirà il profilo altimetrico delle due vie laterali. Sulla piazza si imposterà, inoltre, un edificio per uffici composto di cinque piani fuori terra e con accesso dalle vie Bressanone e Spalato. Lo standard a parcheggio di tale edificio è ricavato completamente all’interno del parcheggio interrato. L’edificio è pensato come il terminale del sistema del verde di piazza Annibaliano ed avrà serigrafati sulla facciata vetrata una serie di motivi vegetali.La grande facciata vetrata esposta a Nord sarà come un grande quadro (50x21 metri). Questo costituirà il terminale visivo della piazza alleggerendo l'impatto visivo dell'edificio e costituendo una quinta di sfondo smaterializzata dal sistema di serigrafie. La facciata, modificandosi con il cambiamento della luce durante le ore del giorno, avrà un carattere cangiante e mutevole a seconda delle condizioni di tempo e di luce.

 
Federica La Rocca

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