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Architettura civile

Reporting from the front
1 ottobre 2016
 

Riqualificazione di viale della Libertà e fronte mare, Praia a Mare.

La qualità del lavoro è l’antidoto al provincialismo inteso come sottosviluppo. La fatica del lavoro permette di rispettare il proprio talento e il territorio Ci chiediamo tutti da tempo proprio questo: attraversando il nostro straordinario e doloroso Paese, da Trieste a Cosenza (in questo caso fisicamente mentalmente), crediamo ancora che l’architettura e il linguaggio della contemporaneità possano cambiarlo, migliorarlo? Crediamo ancora che la fatica della contemporaneità, del pensare lo spazio pubblico, del pensare l’architettura come cura, sia possibile, la dove (ed è così in tutto il Paese) vale il principio del non fare per non correre rischi, del non cambiare per non perdere consensi? Questo progetto dello Studio Bradaschia, fieramente italiano di confine nord est, sembra dimostrare che è possibile ancora coltivare l’ottimismo, lavorando al sud ad esempio.

 

La strada dell’esattezza, dell’asciuttezza, di una sorta di minimalismo funzionale di radice barcellonese (che, per la generazione della fine degli anni 80 e die primi anni ’90, è stata la fonte di ottimismo e fiducia politica nell’architettura pubblica), funziona. Rigenera appartenendo. Nella scrittura dell’architettura si legge lo sforzo giusta fatica della ricerca di controllo dello spazio, della ricerca di chiarezza e sintesi dei principi compositivi. Si resta profondamente colpiti dal coraggioso ottimismo dell’esattezza compositiva e di trattamento dei materiali di questo progetto di fronte mare: In un contesto che talvolta sembra a noi italiani, senza speranze, c’è chi ostinatamente crede che la cura del dettaglio, dei materiali, dell’uso dello spazio pubblico, possano essere strumenti di riscatto. Quest’architettura dichiara la possibilità di crescere anche là dove sembra impossibile: impossibile trovare le maestranze per un cemento a vista di qualità, materiali, per posa, impossibile trovare committenti che possano desiderare qualcosa di differente rispetto al nascondersi dietro ad un geometra-ingegnere o all’”effetto Scarface”, o a quello “Toyo Ito”.

“In un contesto che talvolta sembra a noi italiani, senza speranze, c’è chi ostinatamente crede che la cura del dettaglio, dei materiali, dell’uso dello spazio pubblico, possano essere strumenti di riscatto.”

 

Malattie di tutta Italia, non solo del Sud e di quel Sud. Ci capita spesso di osservare, discutere di provincialismo. Ci capita di trovare gesticolazioni architettoniche imbarazzanti, che spuntano con sorda violenza fra capannoni, centro urbani o giardini fino a ieri abitati da nanetti. Queste architetture nane, mostri nati dall’amore ingenuo, ma purtroppo né infantile né fresco, per architetture della comunicazione esprimono il provincialismo più profondo. Chi decide, come Bradaschia fa con esattezza, proprietà e coscienza, di non scimmiottare, ma di costruire con linguaggi contemporanei, una sorta di architettura “cura” dell’abbandono civile, fa un lavoro degno di stima imperitura e di approvazione e appoggio totale. L’architetto è un medico. Di un malato che sembra non volere guarire (nella sua testa), ma lo esige profondamente (nel suo corpo). Questo malato sono le nostre città, il nostro paesaggio, la nostra società civile. Questo progetto è un Progetto di Architettura Civile.

 
Gianluca Peluffo

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