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Architettura di rara bellezza

Jonathan Guaitamacchi
1 ottobre 2006
Il Sacrario Mancini a Perugia e la Villa Micheli a Ceccano
1 aprile 2008
 

Festival dell'Architettura 3, 23-29 ottobre 2006

I Festival dell'architettura ha presentato la sua terza edizione, confermandosi nel tempo come luogo di dibattito sui temi della città e dell'architettura, coniugando approfondimento e coinvolgimento del pubblico, ricerca e divulgazione. Un punto di vista non convenzionale ma attento anche alle problematiche, agli autori ed ai contesti meno noti, attraverso un approccio multidisciplinare ed iniziative di respiro internazionale. Dal 23 al 29 ottobre 2006 il Festival si è riorganizzato lungo la via Emilia nel suo tratto occidentale, a cadenza di 20 km: alla sede storica di Parma, infatti, si aggregano Reggio Emilia e Modena, coinvolgendo un intero ambito territoriale in un percorso di reciproca valorizzazione tra contenuto e contenitori, ricercando corrispondenze di significati tra le architetture delle nostre città e quelle proposte, di volta in volta, dalle mostre. Architettura di rara bellezza ha manifestato l'esigenza di misurarsi con il problema estetico dell'architettura soprattutto attraverso il superamento del sempre più richiesto e spesso superficiale bisogno di bellezza della contemporaneità. Quindi ha parlato di bellezza per indagarne ragioni e categorie di giudizio, mettendo in discussione i canoni più convenzionali e comuni. Oltre 20 occasioni espositive di significativa rilevanza scientifica, dislocate nel centro storico di Parma, Reggio Emilia e Modena, si sono interrogate sulla bellezza dell'architettura attraverso cinque sezioni tematiche (architettura/mondo, architettura/Italia, arte e architettura, storie di architetti, ricerche in mostra). Parallelamente si sono susseguite conferenze, momenti di incontro e dibattito con i protagonisti delle esposizioni, rassegne di editoria, letteratura e cinema, ed, infine, i concorsi di progettazione, prerogativa del Festival che, sin dalla nascita, tra i suoi primi obiettivi si pone quello di dare spazio e visibilità ai giovani. Un palinsesto articolato e pensato per un pubblico vasto ed eterogeneo, che sia capace di farsi parte attiva negli incontri. La terza edizione del Festival si è proposta di confermare la propria identità di laboratorio-evento che indaga i temi proposti a partire dai problemi che sono alla loro base.

 

Possiamo ancora ricercare una valenza estetica dell'architettura? Soprattutto quando la componente di una comunicazione stereotipata dell'architettura sembra prevalere e in un certo senso annichilire ogni autenticità di espressione figurativa? Superata, anche se mai del tutto, la dialettica del ciclo classico-anticlassico sino alle rivoluzioni estetiche del '900, parlare oggi di bellezza potrebbe apparire come voler reintrodurre un grande tema di cui sembra essersi ormai del tutto consumata la consistenza critico-concettuale. Ma in una scena urbana sempre più indeterminata, andiamo paradossalmente a rilevare una continua invocazione alla bellezza, certo, senza alcuna consapevolezza ulteriore, salvo quella, a sua volta contraddittoria e diminutiva, di un uso convenzionale o soggettivo dell'idea di bellezza. Il Festival ha voluto allora misurarsi con questo esteso, a volte rilevante quanto superficiale bisogno di bellezza, cercando però di comprenderne le motivazioni e restituirne un diverso senso per una possibile architettura. Volendo adottare un punto di partenza, la questione da porre è stata allora forse quella su come la funzione della bellezza si rapporta alla costruzione di identità. Ne deriva una riconoscibilità del carattere che trasmette autenticità (supposta), verità (sperata), non tanto quella ideale, di una bellezza assoluta, ma quella espressione della conoscenza e della ragione di un mondo in-evitabilmente in divenire. Si tratta di un'accezione interpretativa dell'idea di bellezza che tende a diventare cosmopolita nel paesaggio vasto delle differenze più o meno radicate, distinte o mescolate, dove la rarità rappresenta il naturale quanto normale riscontro dell'autenticità. Poi, acquisita questa necessaria consapevolezza, si potrà entrare in un ulteriore stadio di giudizio ma soprattutto di espressione critica, per approvare, incidere, modificare e dove la progettazione architettonica, se vuole, si presenta come sapere straordinario capace di una profonda appropriazione del reale, oltre i turbamenti ormai logori delle inerzie ideologiche novecentiste o le consolazioni vuote e anestetizzanti della città surrogata della contemporaneità, nella condizione di privilegio e al tempo stesso di difficoltà di una concezione peculiare dell'architettura, intesa come arte abitata.

 
Alessandra Ronzoni

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