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Città, Architettura e Società

Il Progetto 29
1 settembre 2006
Behnisch Architekten
1 settembre 2006
 

Sei anni dopo More Ethics, Less Esthetics, il tema della città e della sostenibilità tornano prepotentemente alla Biennale di Architettura di Venezia nella decima edizione curata da Richard Burdett. Dopo Next e Metamorph, orientate ad enfatizzare, prevalentemente, gli aspetti più propriamente "architettonici" del progettato e del costruito, Burdett rivolge nuovamente l'attenzione sulle questioni prevalenti della contemporaneità: globalizzazione, sottosviluppo, migrazioni, megalopoli, densificazione, sviluppo sostenibile, qualità della vita, risparmio energetico, trasporti, inquinamento, esigenze sociali, quotidianità dell'architettura le parole chiave per comprendere ed interpretare una rassegna espositiva mai stata tanto inclusiva ed eterogenea, specchio di un tempo votato alla diversità e inclusività. Interprete delle grandi riflessioni urbane, Burdett è stato anche criticato. Certo, quasi tutto ciò che riempiva spazi aperti e chiusi, i padiglioni dei giardini e gli spazi dell'arsenale non si può dire costituisse una novità: il bellissimo padiglione danese orientato alla "co-evoluzione" pareva riproporre testi già superati di MVRDV, e ancora, le "architetture e città" giapponesi sconosciute altro non erano che brani già visti di Shigeru Ban, come stravisti e non solo in architettura gli "Episodi della vita di una Città amata dall'architetto, raccontati da lui stesso" di Alexander Brodsky al padiglione russo. E ovunque aleggiavano testi, immagini, riflessioni - ormai storicizzate - di OMA e Rem Koolhaas. Ma l'intenzioni di Burdett, non era certo quella di stupire. L'obiettivo era un altro: il riaffermare il ruolo dell'architettura nel variegato universo umano, porre nuovamente l'accento sulle istanze mai sopite del movimento moderno, riflettere, cioè, sulle ragioni dell'architettura, sulle sue finalità. Ribadire la necessità di dialogo non solo tra gli architetti, ma tra architetti, ingegneri, urbanisti, geografi, economisti, politici, per poter dare soluzioni possibili alle questioni irrisolte del nostro tempo. Porre l'architettura al centro delle attività umane, al suo servizio, per dimostrare come, la soluzione di un problema complesso come quello delle catastrofi naturali proposto dagli Stati Uniti, possa trovare soluzioni applicative (anche negli esiti) di grande qualità architettonica, e insieme, fare comprendere come questo tema, sia pure fondamentale, possa convivere con la moltitudine di questioni che portano il nostro tempo ad essere complesso e dinamico, affascinante. Questa di Burdett è la biennale del superamento dell'immagine, del superamento della forma, dell'autocompiacimento, dello star system; Città, Architettura e Società è una rassegna assolutamente completa, forse molto, troppo "British", senza urli, di un eleganza sobria che non colpisce a prima vista, ma che fa riflettere, e molto. Non celebra architetti e architetture, pone questioni. Come quella posta da Franco Purini con un Padiglione assolutamente raffinato che presenta un filmato che ripercorre e sintetizza, secondo un condivisibile punto di vista, l'eredità del novecento italiano in architettura, e ri-propone un tema antico e nuovissimo, quello della città di fondazione, interpretato da venti giovani studi. Un tema centrale oggi nei paesi emergenti come la Cina, ma centrale anche per un continente come quello europeo, alla ricerca di un ridisegno possibile del territorio non urbano.

Maurizio Bradaschia

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