parallax background

Common Ground

Il Progetto 38
1 ottobre 2012
Heinz Tesar, lavori recenti
1 ottobre 2012
 

Nell’immediato non mi ha coinvolto troppo. I temi emergenti potevano sembrare scontati: ecologia, risparmio energetico, sostenibilità, oltre all’abuso di termini e questioni trattate spesso in maniera arbitraria da molti, troppi architetti, quali la “resilienza”, il “riciclaggio”, la “reversibilità”, la “partecipazione”, la “molteplicità”, le “azioni locali”, la “comunità”, l’“autogestione”, tematiche divenute banalmente correnti nel gestire il territorio e nella prassi del progettare contemporaneo. Già in vaporetto però, sulla via del ritorno, mentre una burrasca estiva si stava compiendo, quanto appena visto si concretizzava in immagini, ragionamenti, piacevole ricordo di emozioni succedutesi nella giornata. Il “terreno comune”, è stato detto e scritto, pareva effettivamente aver spazzato via eccessi e stravaganze dall’architettura, il mondo delle” archistar” era definitivamente superato. L’architettura sembrava essersi riappropriata dei suoi ruoli e compiti. Non più celebrazione di singoli progettisti, quando piuttosto di idee condivise, di progetti a grande scala, di temi importanti e risolutivi delle questioni portanti del pianeta. Un’Architettura “processo”, coinvolgente una pluralità di attori, una molteplicità di operatori progettuali, frutto di una professione collettiva. E c’erano, in ogni caso, più o meno tutti, i grandi progettisti contemporanei.

 

C’era Eisenman, con un lavoro straordinario, introspettivo, sul suo personale percorso di ricerca, da Roma e Piranesi a Terragni, e Zaha Hadid, con un’attenta analisi dei paraboloidi iperbolici di Felix Candela. E, ancora, Norman Foster (anche lui con progetti storicizzati), Herzog e De Meuron, Renzo Piano, Rem Koolhaas, Alvaro Siza… Una Biennale del ripensamento, della concretezza, del riappropriarsi di temi utili e necessari all’umanità. Una Biennale orientata verso l’Architettura, verso la società, una Biennale di denuncia dei molti problemi irrisolti. Una Biennale che pone questioni, che si pone interrogativi. Una Biennale che “aggiunge” qualcosa al dibattito internazionale, come ha ricordato Luca Molinari, “ha aggiunto alcuni, sparsi materiali a quello sforzo collettivo e ancora confuso, di traghettare l’architettura in una nuova dimensione”. La Biennale del tempo di crisi, è stato detto, una Biennale punto di incontro tra l’architettura e la società in un tempo di crisi. In fondo un ritorno a quell’ “Etica” più che all’ “Estetica” già proposta con grande lungimiranza da Massimilano Fuksas dodici anni fa.

“Una Biennale che ha aggiunto alcuni, sparsi materiali a quello sforzo collettivo e ancora confuso, di traghettare l’architettura in una nuova dimensione”

 

Tematiche tuttavia aggiornate, codificate, metabolizzate. Numerosi i progetti eccellenti. Straordinario il padiglione giapponese ideato da Toyo Ito che propone una “casa per tutti” dove i giapponesi vivono e comunicano dopo il terremoto del 2011. Certamente interessante il padiglione canadese che ha proposto un’inurbazione in legno finalizzata all’immigrazione. Lucio Costa coniugato con Marcio Kogan costituiscono il tema del padiglione brasiliano. Mi è molto piaciuta la Russia, con le sue 39 città destinate a ricerche scientifiche sorte nell’Unione Sovietica e riproposte ora come città aperte a tutti; e l’Australia, con i suoi “calcio balilla” all’esterno e la proposta sull’utilizzo dei network e le riflessioni sulla formazione degli architetti. Molto centrato con il tema della manifestazione il lavoro di Alejandro Aravena in Cile e Messico, quello ad Almere in Olanda di MVRDV con Why Factory, le esperienze francesi di Atelier d’Urbanism Autogérée. Straordinaria e di grande spessore e spettacolarità, come sempre, la rassegna proposta all’arsenale. Dall’installazione luminosa di Norman Foster alla “Copycat” di Zucchi, passando attraverso le opere e proposte di architetti e artisti del calibro di Thomas Struth, Baukhu, Valerio Olgiati, O’Donnel & Tuomey il percorso si snoda attraverso progetti e ricerche di grande effetto ed interesse.

 
Maurizio Bradaschia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *