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Ex cinema teatro

Serse
1 giugno 2006
Enric Batlle, Joan Roig
20 giugno 2006
 

Il Concorso di Progettazione per l'area dell'ex Cinema Teatro a Chiari (BS)

Le trasformazioni delle città - quelle vincenti -partono sempre, è noto, da uomini illuminati e di spessore (etico, politico, culturale). Da uomini di visione. Capaci di vedere oltre l'appuntamento elettorale prossimo venturo, al di là della contingenza, oltre il beneficio immediato, come la storia, anche non recente, ci ha insegnato. Le trasformazioni che cambiano il corso della storia nascono da ideali. In architettura e urbanistica ciò è stato dimostrato più volte. In un tempo, quello corrente, caratterizzato da una condivisa e conclamata assenza di valori, etici innanzitutto, la trasformazione urbana delle città italiane sta prevalentemente languendo, salvo poche e rare eccezioni: i casi di Bolzano (con la moltitudine di concorsi e la egregia politica culturale portata avanti in architettura e urbanistica), qualche intervento a Roma (avviato con l'Ufficio Concorsi della giunta Rutelli), le iniziative culturali a Genova "capitale europea della cultura" che hanno portato a concorsi di buon livello (Ponte Parodi, ecc.), di Torino, che grazie all'opportunità offerta dai finanziamenti per i Giochi olimpici, è stata in grado di sfruttarli al meglio (non è casuale che il Sindaco abbia quale "consigliere per l'architettura" un personaggio dello spessore di Carlo Olmo), chiamando a progettare le trasformazioni urbane e i nuovi edifici alcuni tra i migliori architetti del mondo. Pochi altri i casi citabili. La città di Chiari, in uno scenario nazionale non particolarmente vivace, rappresenta un caso interessante. Con lungimiranza e una certa dose di coraggio, ha bandito due concorsi di idee in due fasi per ridisegnare spazi strategici del proprio centro storico. Il livello e la qualità della partecipazione alle pre selezioni ha subito dato un segnale importante, all'Amministrazione innanzitutto: di aver intrapreso la strada giusta per la qualità. Nomi eccellenti del panorama architettonico italiano hanno partecipato alla selezione e qualcuno, nonostante il peso culturale e professionale, data la necessità di scegliere 10 partecipanti a concorso, è stato escluso. Il livello dei partecipanti è risultato altissimo, e altissima è stata la qualità delle proposte, una qualità probabilmente irraggiungibile con un affidamento d'incarico diretto. Alcune soluzioni, quelle più ardite, non hanno incontrato, come spesso accade, i favori di una commissione orientata a scegliere (come peraltro richiesto dalla Amministrazione e dal bando), i progetti maggiormente realizzabili, fattibili, concreti.

 

Paolo Caputo, con un progetto di altissima qualità ha vinto il concorso per il nuovo Auditorium di Chiari nell'area ex Cinema Teatro con un edificio insieme leggero e "tettonico", innovativo e dialogante con le geometrie strutturanti il contesto. Con un progetto ben inserito e in grado di costituire un'emergenza caratterizzante il luogo urbano. L'edificio di Caputo si pone come quinta urbana, ricostruisce i fronti strada, accorda gli spazi, li fa vibrare e insieme realizza un luogo urbano interno assolutamente interessante. La dinamicità dell'oggetto è data, oltre che dall'utilizzo dei materiali, soprattutto da un'ardito sbalzo che proietta, in qualche modo, quest'architettura nel futuro della città di Chiari. Un progetto non distante per qualità e contenuti da quelli, anch'essi di grande qualità, di Carmen Andriani e Giangi d'Ardia, che progettano un colto e sofisticato omaggio al moderno, di Cappai Segantini, artefici di un edificio elegante e intrigante, capace di portare il luogo urbano, lo spazio pubblico, con le sue complessità, all'interno dell'edificio, di Nemesi, autore forse del progetto più scenografico e meglio presentato, anche se, probabilmente, fuori scala, di Bertolazzi, di Studio a Zero, con la sua massa monolitica plasmata dal contesto urbano, di Archea, Ipostudio...; forse, quello di Paolo Caputo, è stato, nell'indiscussa qualità, semplicemente il progetto più rispondente al programma. Una qualità lievemente inferiore (nella generalità delle proposte, ma i nomi che si cimentavano erano anche qui di alto livello, basti pensare a Cherubino Gambardella, Stanislao Fierro, Donner Sorcinelli), ha caratterizzato il concorso per "tre edifici in piazza Zanardelli" vinto da un eccellente progetto di Gianfranco Zanafredi (scuola Canali), con un intervento calibrato e sobrio capace di ben reinterpretare il contesto storico oggetto di intervento. In una situazione italiana in cui mancano prevalentemente i Principi, mancano le visioni, e manca soprattutto una legge per la qualità dell'architettura (e ci sono, tuttavia, molti bravi architetti), il Comune di Chiari ha dimostrato come volendo, le cose possono essere fatte. I concorsi banditi e portati avanti dal Comune di Chiari si sono dimostrati eccellente strumento di un programma politico finalmente e inusualmente propulsivo, non esclusivamente né eccessivamente tecnico, ma portatore, anche, di valori altri, riprendendo la lezione di Ludovico Quaroni.

 
Maurizio Bradaschia

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