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Fumagalli & friends, tre progetti

Il Progetto 42
1 ottobre 2016
Reporting from the front
1 ottobre 2016
 

Ristrutturazione ex-palazzo municipale e nuova scuola di musica a Induno Olona, Varese

Progetto di Paolo Favole, Sergio Fumagalli, Stefano Santambrogio

Il progetto per la ristrutturazione dell’ex-palazzo municipale a Induno Olona, nel varesotto, si distingue per il lavoro di restituzione storica e culturale di un edificio ottocentesco prospiciente la piccola piazza Giovanni XXIII. L’edificio esistente, a due piani, e già sede del Municipio, a partire dagli anni ottanta ha visto perdere il suo originale carattere stilistico e distributivo a seguito di discutibili trasformazioni interne come l’introduzione al piano terra di un passaggio porticato pubblico sulla principale via Porro e la più recente realizzazione nel cortile interno di una costruzione destinata a ricovero coperto per gli automezzi comunali. La necessità di realizzare una nuova scuola di musica e ridefinire nuovi spazi adibiti a servizi comunali per la cittadinanza ha suggerito soluzioni progettuali in grado di valorizzare e ripristinare gli ambienti storici interni al nucleo originario ottocentesco, prevedendo la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica che per forma e struttura fosse in grado di dialogare e mitigarsi con il linguaggio architettonico pre-esistente. Il tema progettuale affrontato nell’intervento sull’edificio esistente che investe il rapporto tra le esigenze di conservazione della struttura preesistente ed il soddisfacimento dei requisiti funzionali e impiantistici di cui il nuovo intervento necessita, è stato quello di sfruttare al massimo le potenzialità dimensionali e distributive degli spazi esistenti, senza peraltro rinunciare a dare più logica architettonica agli ambienti stessi mediante l’inserimento di un nuovo ascensore e di un atrio di ingresso unitario di dimensioni adeguate ad accogliere le principali funzioni di accesso del pubblico e degli studenti della scuola di musica. La scala principale è stata ricollocata nella sua sede originaria utilizzando materiali e forme differenti a sottolineare la contemporaneità dell’intervento. Gli ambienti storici interni al nucleo originario ottocentesco sono stati depurati dalle aggiunte e dalle superfetazioni, conferendo agli spazi una più immediata percettività, e dismettendo al tempo stesso le strutture del piccolo museo esistente, ricollocato in altri spazi comunali.

 

La scelta dei progettisti è stata quella di mantenere il più possibile inalterate le strutture principali esistenti, nel rispetto delle caratteristiche originarie e limitando onerose e superflue operazioni di rinforzo strutturale o di sostituzione dei materiali esistenti; contestualmente, in facciata, si è deciso per un risanamento conservativo degli elementi preesistenti, in relazione anche alle limitate risorse economiche a disposizione. Dovendo necessariamente individuare nuovi spazi per la scuola di musica, che per dimensione e caratteristiche non poteva essere collocata all’interno dei locali esistenti, la soluzione architettonica individuata è stata quella di prevedere nel cortile interno, affacciato sul pendio naturale, l’introduzione di un nuovo volume quadrato di 12,40 metri di lato, distribuito su due piani fuori terra: al piano terra una sala polifunzionale da 100 posti a sedere, interamente vetrata e caratterizzata dal controsoffitto modulato, al primo piano cinque nuove aule dedicate all’insegnamento individuale. Il nuovo corpo, caratterizzato da una struttura in carpenteria metallica, è rivestito da pannelli multistrato in legno quasi ad evocare una “cassa armonica”, e mantenuto staccato di circa due metri dall’edificio esistente, consentendo l’inserimento di un disimpegno di distribuzione perimetrale vetrato capace di accompagnare la transizione tra l’antico e il nuovo. Un volume vetrato alto circa sette metri costituito da un ballatoio aereo che al primo piano collega i due corpi e mette in relazione scala principale e ascensore. L’impianto distributivo così definito permette anche di aprire un passaggio pubblico che lambisce la sala multifunzionale collegamendo il portico di piazza Giovanni XXIII allo sbocco su via Porro. Soluzioni progettuali capaci di evidenziare, per contrasto, il nuovo ampliamento rispetto all’edificio ottocentesco contraddistinto da un linguaggio architettonico regolare ed equilibrato. Un accostamento tra linguaggi differenti risolto attraverso l’utilizzo di materiali trasparenti, leggeri, contemporanei, per uno spazio distributivo e di filtro in grado di cucire e connettere i nuovi locali realizzati. Un’operazione di recupero e di valorizzazione in grado di restituire memoria, “anima” al piccolo paese di Induno Olona.

 
 

Nuova Velostazione di via Ronzoni a Cesano Maderno, Monza Brianza

Progetto di LFL Architetti: Piero e Laura Luconi, Sergio Fumagalli, Giovanni Sacchi, Alessandra Manzoni, Dario Zappa e Lenny Panzeri

Il progetto per la nuova velostazione a Cesano Maderno e vincitore di un concorso di idee nel 2013 risponde alla volontà da parte dell’Amministrazione comunale di ridare un ruolo ed una funzione urbana definita ad un’area ai margini della stazione ferroviaria rimasta “soffocata”dal vibrante e spesso confuso, disordinato intreccio di flussi veicolari e pedonali che portano a definire spesso queste parti di città dei “non luoghi”, delle aree marginali e di marginalità. Il concorso, in particolare, ha riguardato la riqualificazione di una piccola porzione di un lotto a margine del parcheggio esistente, nell’intento di superare questo ruolo di marginalità attraverso la realizzazione di un nuovo muro che paradossalmente ne enfatizzasse lo stesso limite: un segno fisico, materico, in grado di distinguere funzionalmente la nuova area adibita al transito ciclopedonale dagli altri flussi di mobilità (pedonale e veicolare). L’architettura del nuovo edificio adibito a deposito per le biciclette, in aderenza al muro di confine, è volutamente semplice, archetipica e interpretativa degli elementi ricorrenti nel linguaggio costruttivo del luogo (le murature di confine, l’articolazione di volumi elementari, la tipologia di copertura a falde inclinate). Allo stesso modo, l’utilizzo esteso di vetrate (si tratta di un rivestimento in membrana impermeabile traspirante semitrasparente tipo “Stamisol”) e di un telo oscurante in PVC per la copertura in un edificio sghembo e asimmetrico conferiscono al nuovo edificio un carattere spiccatamente contemporaneo: un linguaggio coerente alla natura pubblica della velostazione e capace di restituire un’immagine forte e simbolica a tutto il contesto. Il nuovo fabbricato si sviluppa su un impianto funzionale semplice e lineare basato su un percorso di consegna e ritiro biciclette che avviene attraverso un tornello, in modo totalmente automatizzato con l’ausilio di apposite schede di riconoscimento personale. L’organizzazione funzionale può esser riassunta in tre unità differenti: il corpo principale destinato al deposito delle biciclette (circa 145 metri quadrati), lo spazio di servizio (circa 28 metri quadrati) adibito a piccolo ufficio e spazio per l’assistenza e alle piccole riparazioni, e l’area di ingresso con il piccolo deposito di bike sharing (circa 33 metri quadrati): per i fruitori della velostazione è prevista una sola uscita, sia per chi – consegnata la propria bicicletta - si dovesse recare a piedi alla stazione ferroviaria, sia per chi –recuperata la bici- dovesse abbandonare la velostazione; il percorso risulta il medesimo anche per l’affitto o il bike-sharing. L’area interna, adibita a deposito, è organizzata secondo un asse distributivo centrale percorribile in un unico senso, sia per la consegna che per il ritiro. Una serie di nuovi percorsi esterni permettono quindi di raggiungere con immediatezza i passaggi pedonali limitrofi esistenti ed il sottopasso in direzione della stazione ferroviaria.

 

Per il corpo principale della velostazione, contenenente 160 biciclette disposte su supporti prefabbricati (rastrelliere) a due livelli, si è utilizzata una struttura metallica modulare e prefabbricata disposta parallelamente al nuovo muro con un involucro vetrato leggero (non dovendo rispettare i requisiti di tenuta all’aria, isolamento acustico e termico per un volume non riscaldato) in grado di garantire protezione dalle intemperie e risaltare il carattere unitario del nuovo edificio. L’intento è stato quello di concepire la velostazione come una sorta di lanterna, di oggetto luminoso nel contesto del piccolo paese di Cesano Maderno; un edificio “simbolo” capace di illuminare sia gli spazi interni che quelli esterni dove l’illuminazione è di conseguenza minima e di tipo radente al fine di individuare i soli percorsi orizzontali: un edificio immaginato per esser utilizzato, in particolare, nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, a sottolineare la sua valenza urbanistica e sociale per il contesto in cui si inserisce. Le due testate della velostazione sono state risolte in maniera differente: quella rivolta alla stazione ferroviaria è costituita da una facciata in lastre di vetro temperato e serigrafato applicate per punti alla struttura metallica mentre la facciata opposta abbina l’uso del telo colorato a chiusure realizzate in profili di acciaio e pannelli di rete verniciati cortèn. La scelta di impiegare tecnologie prefabbricate sia per la struttura che per i materiali di involucro e di finitura risponde necessariamente all’esigenza di un contenimento dei costi di realizzazione e di rapidità d’esecuzione per un progetto definibile sostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale. Considerate le particolari esigenze di utilizzo dell’edificio, il solo corpo accessorio risulta infatti riscaldato da una pompa di calore collegata all’impianto fotovoltaico, posto in copertura, e in grado di assicurare riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria ai locali dell’officina ed al piccolo locale di distribuzione del pane. Per lo stesso corpo accessorio si è decisa quindi una soluzione costruttiva di tipo “tradizionale” in setti di calcestruzzo armato a vista colorato e opportunamente coibentati, con solaio di copertura in legno rivestito in membrana ardesiata, in grado di integrarsi all’immagine complessiva della nuova velostazione. Un edificio “regolatore” della mobilità urbana sostenibile per Cesano Maderno in grado di ricucire trame di paesaggio urbano attraverso un linguaggio spiccatamente contemporaneo e archetipico della provincia brianzola.

 
 

Casa unifamiliare a Postalesio, Sondrio

Progetto di LFL Architetti: Luconi architetti associati, Sergio Fumagalli architetto e Lavorincorso architetti

L’occasione di recuperare un’area in precedenza occupata da un fabbricato in disuso diventa motivo di sperimentazione per una nuova casa unifamiliare in un piccolo comune in provincia di Sondrio, in Valtellina. Un paesaggio di fondovalle compresso e racchiuso tra le Alpi Orobiche e caratterizzato dalla presenza di una discreta attività agricola incentivata dal tipo di orografia e dall’ottima esposizione del luogo. Il tema proposto è stato quello di modellare sul territorio un progetto in grado di reinterpretare il linguaggio architettonico e i caratteri formali/costruttivi tipici valtellinesi e soddisfare al tempo stesso le specifiche richieste espresse dalla committenza: la proposta di articolare gli spazi su livelli sfalsati rimanda all’immagine tipica dei terrazzamenti ad uso agricolo dei pendii di fondovalle, una successione di muri in pietra intervallati da giardini e coltivazioni che in questo progetto trovano una loro naturale ricollocazione mitigando e mascherando buona parte del programma funzionale previsto. Il progetto si articola in due differenti volumi: uno più allungato e l’altro più compatto. Buona parte della nuova costruzione – piscina spa, taverna, locali tecnici e di servizio – è stata inserita nel blocco allungato a livello seminterrato, articolato su progressivi livelli sfalsati, mentre gli spazi più propriamente “domestici” – zona giorno e zona notte – sono stati organizzati in un unico volume compatto attorno al nucleo distributivo interno a doppia altezza. Il linguaggio architettonico mutua ed interpreta i materiali tipici della tradizione locale declinandoli secondo l’organizzazione tipologica e funzionale dell’edificio. Se per la parte basamentale dell’abitazione e dei terrazzamenti esterni è stata utilizzata la pietra naturale di rivestimento, posata a secco, per il volume “domestico” ed emergente della villa si è deciso invece per un rivestimento dal duplice carattere espressivo: il livello intermedio è stato finito a calce, con inerti pregiati, a riprendere un trattamento nobile degli edifici storici, quello superiore a doghe di larice naturale trattato.

 

L’immagine unitaria del nuovo volume, quasi sospeso tra i corsi in pietra naturale della parte basamentale, si arricchisce di una copertura in legno rivestita in lamiera a falde divergenti in grado di definire spazialmente l’intero intervento e al tempo stesso orientare lo sguardo altrove, verso le alte cime delle Alpi orobiche. Completano l’architettura dell’edificio due pergolati in acciaio, legno e vetro disposti lungo i fronti longitudinali dell’abitazione e una copertura piana, anch’essa in acciaio, a riprendere una continuità formale con il volume preesistente e ricavare nuove aree esterne ombreggiate e protette a servizio della zona giorno. Il sistema distributivo interno è stato appositamente progettato in ragione di un’ottimale fruibilità di tutti gli ambienti, in particolare per gli spazi al piano interrato dove un ampio cavedio aperto ricavato sul margine est della costruzione garantisce una notevole luminosità e un’ottimale riscontro d’aria: lo spazio della piscina e della spa, previsti al piano seminterrato, godono durante tutte le ore della giornata di luce naturale diffusa e indiretta proveniente da un ampio lucernaio in grado di arricchire l’ambiente interno di suggestivi effetti di luce materializzati sul rivestimento in pietra naturale della parete. L’edificio, in classe energetica A, utilizza tecnologie in grado di sfruttare al meglio le energie rinnovabili del luogo grazie all’installazione di una pompa di calore geotermica e di un sistema solare termico in copertura associati ad un sistema domotico integrato per il controllo e la gestione degli impianti ottimizzando i consumi finali e limitando il fabbisogno energetico richiesto.

 
Massimiliano Modena

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