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Groundswell

Il Progetto 24
1 giugno 2005
Penezic & Rogina
1 giugno 2005
 

Groundswell, constructing the contemporary landscape è l'evento che in qualche modo inaugura il rinnovato MoMA ad opera di Taniguchi. Come nel caso di Tall Buildings (2004) e di The Un private house (1999) curate da Terence Riley, o di Deconstructivist Architecture (1988), diretta e curata da Philip Johnson e Mark Wigley, e come in fondo per moltissime delle rassegne espositive ospitate dal MoMA a partire dal 1932, Groundswell rappresenta un importante momento di riflessione culturale su un tema portante nel mondo dell'architettura contemporanea. I progetti di Martha Schwartz, di Adrian Geuze, West 8 urban design & landscape architecture bv, di Christophe Girot, Atelier Phusis, di Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo, Foreign Office Architects, di Kathryn Gustafson, Gustafson Guthrie Nichel, con Piet Oudolf, Hummelo, di Marion Weiss e Michael Manfredi, di James Corner, Field Operations, di Georges Hargreaves e dì Peter Latz rappresentano quanto di più avanzato esista nella sperimentazione sulla costruzione del paesaggio e dello spazio pubblico contemporanei. Attraverso l'indagine sul rinnovato rapporto natura/artificio, i 23 progetti esposti esprimono nuove topografie ispirate a paesaggi naturali proponendo innovative soluzioni per lo spazio pubblico. Il tema del paesaggio costruito, è noto, ha assunto rilevanza fondamentale per il progetto di architettura nella società post industriale. I vuoti urbani, gli spazi tra gli edifici, la trasformazione di luoghi e non luoghi del paesaggio urbano, sono divenuti il territorio della riflessione teorica quanto e più delle architetture (edifici) in sé, come è emerso anche dall'ultima biennale di Forster.

 

Prevalentemente luoghi appartenenti all'inter-città e alla periferia post-industriale, e principalmente aree versanti in uno stato di pesante degrado, i nuovi paesaggi urbani sono spazi che a gran voce hanno richiamato l'attenzione della progettualità dell'ultima generazione di architetti. Groundswell presenta lavori diversi per scala, contenuti, ubicazione. Diversi perfino per tipologia. Piccole piazze, giardini, parchi, spazi pubblici, superfici costruite artificialmente... sono il tema di indagine più congruente con le istanze della società contemporanea, con la società del dopo Johannesburg 2002, in cerca di una strada globale, di risposte coerenti anche alle molteplici problematiche collegate alla sopravvivenza del pianeta. Groundswell è etica quasi priva di attenzioni all'estetica. È la risposta alle trasformazioni delle città e del territorio e alle necessità dell'uomo. I progetti presentati non riflettono scuole, approcci stlistici, modelli di riferimento, quanto piuttosto esprimono i valori culturali che l'umanità pone nei confronti dell'utilizzo dello spazio aperto contemporaneo. Per queste ragioni, progetti apparentemente distanti e dissimili come i giardini di Beirut disegnati da Kathryn Gustafson e Neil Porter, il giardino botanico di Bordeaux di Catherine Mosbach, o il progetto per il nuovo tetto giardino del MoMA di Ken Smith, o il recupero a parco urbano degli impianti industriali Thyssen Steelworks a Duisburg, di Peter Lanz, vanno analizzati per i contenuti, per il tema, per il valore aggiunto che portano a luoghi diversissimi per scala, ubicazione e tipologia, ma assimilabili per il tema della trasformazione dello spazio aperto e il suo possibile (ri)utilizzo. E ancora, per essere, in fondo, sintesi dei luoghi e delle città che li ospitano, capaci, tutti, di catalizzare, di reinventare, i campi di azione della società prossima futura.

Maurizio Bradaschia

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