parallax background

ILLUMInations

Il Progetto 36
1 aprile 2011
Casa per la crisi
1 aprile 2011
 

ILLUMInations, la 54. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia si è aperta il 4 giugno 2011, sotto la direzione della storica dell’arte e critica Bice Curiger. Storica dell’arte, critica e curatrice di mostre a livello internazionale, è la prima donna, dal 1895, a curare una biennale veneziana. Bice Curiger, cinquantenne svizzera, è curatrice della Kunsthaus di Zurigo. Nel 1984 ha co-fondato la prestigiosa rivista d’arte “Parkett”, di cui è capo redattrice. Dal 2004 è direttrice editoriale della rivista “Tate etc” della Tate Gallery di Londra. “ILLUMInazioni vuole celebrare il potere dell’intuizione, la possibilità dell’esprimere attraverso il pensiero favorita dall’incontro con l’arte e con la sua capacità di affinare gli strumenti di percezione”, ha ricordato la Curiger, ILLUMInazioni si concentra sulla “luce” generata dall’incontro con l’arte, sull’esperienza illuminante, sulle epifanie derivanti dalla comunicazione reciproca e dalla comprensione intellettuale. Tre opere straordinarie di Tintoretto, un’Ultima cena, La creazione degli animali e Il trafugamento del corpo si San Marco, “illuminano” di eccezionale bellezza il padiglione centrale dei giardini, facendo apparire inizialmente un po’ sotto tono le opere contemporanee che seguono. Duemila piccioni impagliati collocati su cornicioni e soffitti segnano la presenza di Maurizio Cattelan all’ingresso e in una sala adiacente. La rassegna si presenta scorrevole, piacevole ma ad una prima impressione priva di picchi. Ed è forse proprio la presenza di Tintoretto ad indebolire, offuscare la contemporaneità. I contenuti sono però notevoli.

 

Si tratta di una Biennale di svolta: finita l’epoca delle provocazioni a tutti i costi, l’arte pare essere ri-diventata strumento politico, rappresentazione del contemporaneo, premonizione di un possibile futuro, metafora, poesia… Come ha ricordato Achille Bonito Oliva, “qui si conferma la natura epifanica dell’arte tra Rimbaud e Benjamin, la sua capacità di fondare nuove visioni del mondo, improvvise, inaspettate, sorprendenti”. Straordinario il padiglione francese, con l’opera di Christian Boltanski (“vita e morte che combattono e si nutrono a vicenda nel lavoro”), che appare a chi scrive quasi una esplicita denuncia alla politica sulle nascite del paese transalpino, oltre alla dichiarata suggestione di voler rappresentare volti di bambini scomparsi, destinati a vedere scomparire la propria memoria... Interessante ed efficace il carro armato rovesciato/tapis roulant davanti al padiglione americano, cui si accompagna curiosamente la denuncia di quello russo, con le installazioni di Andrei Monastyrski con i giacigli in legno dei gulag sovietici.

"Si tratta di una Biennale di svolta: finita l’epoca delle provocazioni a tutti i costi..."

 

Parimenti politico il messaggio del padiglione brasiliano, dove vengono ricordati gli anni della dittatura militare di Artur Barrio. …e quello dell’Egitto, dedicato ad Ahmed Basiouny, artista ucciso il 28 gennaio 2011 mentre filmava i disordini della primavera islamica di inizio anno per poi diffonderli in rete. Catastrofica (altra denuncia ormai scontata, quella dell’inquinamento del pianeta) la balena spiaggiata di Loris Gréaud. Tematica, questa dell’inquinamento, affrontata anche da Thomas Hirschhorn, con materiali da scarto della surmodernità, monitor, telefonini, ma anche altri oggetti del recente contemporaneo: barbie, giornali, attrezzi per la ginnastica… incellofanati e pronti per la discarica. Bellissima la scultura che brucia (Untitled, 2011) di Urs Fisher, scultura candela in cera ispirata al “Ratto delle Sabine” di Gianbologna, destinata a sciogliersi durante l’evento, a rappresentare la caducità di tempo e cose. Molto interessante l’installazione della Song Dong all’Arsenale (in fondo quella che da architetto ha attirato immediatamente la mia attenzione), un’opera architettonica sospesa tra la nostalgia del passato e la contemporaneità che apre la rassegna alle Corderie. Bellissime le fotografie di Ghirri e quelle di Annette Kelm. Caotico e dispersivo è apparso invece il padiglione italiano (“L’arte non è cosa nostra”), troppo pieno, denso, affollato, quasi a-critico, nonostante la presenza, anche, di ottimi artisti (a fianco ad altri, francamente, incomprensibilmente selezionati). Un padiglione che “ben” rappresenta il nostro Paese, frivolo e interessato a banalità provinciali, distante dalla coscienza politica dei grandi (e meno grandi) del mondo.

 
Maurizio Bradaschia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *