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Italia – y – 2006. Invito a Vema

Il Progetto 27
1 marzo 2006
Thomas Rose
1 marzo 2006
 

Le ultime mostre di architettura della Biennale di Venezia, a partire da quella del 1996 diretta da Hans Hollein, si sono configurate in modo sempre più accentuato come importanti rassegne di progetti redatti dai più celebri architetti del mondo. Esse si sono proposte come riepiloghi spesso imponenti di opere complesse, quasi sempre gíà note, ricontestualizzate entro appositi quadri problematici. Uno degli effetti di questa impostazione, sicuramente di notevole interesse documentario e di indubbio carattere spettacolare, è però stata la rinuncia ad affrontare problematiche progettuali nuove e a offrire ad architetti emergenti l'occasione di proporre le proprie idee in un contesto prestigioso come quello veneziano, ormai divenuto luogo di eventi mediatici di estesa e durevole risonanza. Pur nella sua dimensione locale rispetto al quadro globale proposto dalla X Mostra Internazionale di Architettura, affidata a Richard Burdett, il Padiglione Italiano, curato da chi scrive, riprendendo la tradizione delle Biennali precedenti l'edizione ideata dall'architetto viennese, vuole invertire questa tendenza. L'intenzione è infatti quella di dar vita a una mostra sperimentale nella quale saranno esposti progetti redatti da giovani architetti dotati di una grande energia inventiva, proiettati nel futuro e capaci di essere facilmente decifrati dal grande pubblico. C'è da aggiungere che il Padiglione Italiano, che istituzionalmente rientra nelle competenze della DARC (Direzione Generale per l'Architettura e le Arti Contemporanee), comincerà da questo anno la sua vita che si spera sia lunga, fortunata, e densa di contenuti innovativi.

 

Il titolo della mostra sarà: "Italia - y - 2006. Invito a Vema". L'argomento è la progettazione di una nuova città. Una città di fondazione, ma anche una città ideale, collocata in prossimità dell'incrocio dei corridoi ferroviari europei Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo. La città, situata tra Verona e Mantova, si chiamerà Vema e sarà progettata da venti architetti o gruppi di architetti tra i trenta e i quarant'anni che affronteranno altrettanti problemi tra i quali la casa, i luoghi di lavoro, il corpo, l'arte, le infrastrutture, i media, il verde, il tempo libero. Nello spazio solenne e suggestivo delle Tese delle Vergini sarà realizzato un panorama che conterrà immagini della città nuova. Saranno poi presenti plastici di edifici e un grande modello della città, attraversata dal confine tra Lombardia e Veneto. La mostra intende proporre una possibile ipotesi dell'Italia tra vent'anni, centenario dell'esordio del "Gruppo 7", al quale si deve la nascita dell'architettura moderna italiana, un movimento che costituisce il riferimento ideale dell'intero programma espositivo. ii catalogo sarà composto da quattro sezioni. La prima è dedicata a venti voci tematiche generali riguardanti l'architettura italiana; la seconda a venti città italiane, di cui si analizzerà il rapporto tra la loro condizione attuale, la loro architettura, gli architetti che in esse hanno operato e le Facoltà di architettura che ospitano; le terza a un repertorio biografico relativo ad architetti, artisti, critici, storici; la quarta all'illustrazione della nuova città. Le voci saranno molto brevi e di taglio giornalistico. Arrivederci a Venezia a settembre, per visitare Vema.

Franco Purini

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