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Jonathan Guaitamacchi

Jasmine Bertusi
1 ottobre 2006
Architettura di rara bellezza
1 ottobre 2006
 

White Blocks

Diplomatosi all'Accademia di Brera a Milano Guaitamacchi ha collaborato negli anni della formazione come disegnatore e consulente artistico per diversi studi d'architettura e design milanesi, per poi concentrarsi decisamente sulla pittura nei primi anni novanta. Nel 1997 dopo un periodo di lavoro passato all'interno degli impianti dismessi alla Bovisa di Milano, nell'area gasometri, presenta la sua prima personale all'interno delle Officine della Pressione proprio alla Bovisa. Nello stesso anno vince il Premio Suzzara ed inizia ad esporre in Italia e all'estero, specie in Sud Africa, il cui paesaggio viene dall'artista spesso ripreso come soggetto delle sue particolari e tipiche vedute a volo d'uccello che ne caratterizzano un'inconfondibile taglio prospettico. L'esposizione White Blocks propone 25 lavori recenti, alcuni dei quali inediti, tutti realizzati nel 2006, che evidenziano l'evoluzione delle principali tematiche toccate dall'artista milanese in questi anni, a cominciare dalle grandi vedute metropolitane, sospese fra tempo e memoria, fantasia e realtà, fino a quelli incentrati sulla rielaborazione di immagini naturali, in particolare dedicati alla poesia dei ghiacciai. I ghiacciai sono infatti le ultime propaggini di un discorso iniziato ai limiti estremi dei panorami cittadini, in quell'inequivocabile segno pittorico che contraddistingue l'attività di Guaitamacchi.

 

I luoghi che Guaitamacchi dipinge sono luoghi reali, vissuti in prima persona, e che fanno stabilmente parte della sua storia intima e personale. Milano, Londra e Città del Capo sono colte a volo d'uccello nella loro totalità o nella particolarità del tessuto urbano, ma le strade non denotano la presenza di vita e il ritmo tipico delle metropoli. Non ci sono cortei, né automobili in attesa di giungere alla meta, ma soltanto il sintomo del nostro malessere, la sua immediatezza, una sensazione di opprimente angoscia, accresciuta dal dato cromatico che mai si discosta dall'uso del bianco e nero. Sono luoghi dipinti che sfuggono alla logica della mera rappresentazione artistica, né forse intendono assurgere a monito, quanto piuttosto sono la metafora ideale di una società metropolitana incombente, spettrale e offuscata, in cui sono assenti l'umanità, la preghiera e persino la crudeltà. Con la sua pittura Guaitamacchi sorvola luoghi e città per condurci in spazi reali e al tempo stesso immaginari in cui non siamo mai stati, in realtà e dimensioni diverse da quelle che normalmente conosciamo: un viaggio ideale all'interno dei suoi ricordi, in volo radente, per cogliere la totalità della sua poetica.

 
Marco Puntin

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