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Il Palazzo Enciclopedico

Il Progetto 39
1 ottobre 2013
Dall’edificio alla città, ma senza disegnare il cucchiaio
1 ottobre 2013
 

Un’enciclopedia dell’arte contemporanea.
Così si presenta la fantastica Biennale Arte curata da Massimiliano Gioni. Una grande Biennale, dove il tema, le opere presentate e quelle ri-presentate (già presenti a precedenti Biennali, è il caso di Trisha Donnelly e di Hans Josephsohn) dimostrano la grandezza dell’arte nella cultura contemporanea e ne affermano la solidità nel tempo. Una Biennale non effimera, densa, colta, pur a fronte di un budget limitato. Certamente colta: banditi gli artisti d’assalto, dell’ultima ora, rozzi e privi di struttura. Lontana dal mercato e dalle sue logiche. Pienamente inserita nel clima “Enciclopedico” riportato nel nome/tema. Si tratta però di una Enciclopedia che, anche fondandosi sul patrimonio culturale consolidato, e dialogando tra presente e passato, si propone assolutamente contemporanea e proiettata al futuro. 158 artisti (di cui 40 non più viventi) provenienti da 37 nazioni affollano gli spazi dell’Arsenale e dei Giardini nel “Museo Contemporaneo” della Rassegna Espositiva, dove convivono e si alternano reperti storici, opere del passato, anche recente, e lavori contemporanei: straordinari disegni di Rudolf Steiner, opere di Richard Serra, insieme alla fascinosa e scioccante installazione Almech di Pawel Altamer e ad opere di Bruce Nauman. E’ una Biennale consapevole, autorevole, forte, coinvolgente. Negatrice di superficialità passate.

 

Che ripropone, con forza artisti autorevoli e loro opere recenti, come Apollo Ecstasy, del 1990, di De Maria, del 1990: 20 barre di bronzo massiccio che alloggiano una navata centrale di uno spazio delle Corderie dell’Arsenale. Nella corrente Esposizione l’arte trova a Venezia le sue radici nel pensiero, in un pensiero colto e sofisticato. Non è un caso, che l’itinerario del percorso espositivo inizi da una presentazione del Libro Rosso di Jung, e che, come ha scritto Marco Vallora, nel catalogo compaia un saggio di Pinotti su Warburg, e che riassumano valore e importanza personaggi del patrimonio culturale dell’umanità come Blanchet e Cocteau, Walter Benjamin e Burton, in antitesi con quanto sovente propinato in altre occasioni, in Biennali in fondo maggiormente afferenti al mondo del mercato d’arte di secondo piano che al Mondo dell’Arte. E’ probabilmente questo tempo di grave crisi globale che ha fatto riemergere i valori della cultura, per sconfiggere e finalmente cancellare i non-valori dello stupire a tutti i costi, quasi che la capacità di stupire a tutti i costi fosse un valore.

“Si tratta però di una Enciclopedia che ... si propone assolutamente contemporanea e proiettata al futuro."

 

La 55esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è una riflessione sul tempo, sulla storia e sul futuro dell’arte e della cultura. E’ una Biennale inclusiva, dove anche le minoranze trovano il loro modo di esprimersi: Tibet, Catalogna, Scozia sono presenti con un loro padiglione. Ed è, anche, il luogo dove indagare sulle ossessioni e rifuggirle, dove immaginare e fuggire dall’immaginazione, percorrendo il labirinto dell’Esposizione – emblematico, riferendoci a questo concetto, il video di Artur Zmijewski che filma un gruppo di ciechi che rappresentano/dipingono il mondo a occhi chiusi . Fantastico il lavoro presentato da Cindy Sherman, Jinnie Durham, Paul McCarthy. “La Biennale è un antidepressivo, un’iniezione di energia e di fiducia in un momento di crisi in cui l’economia non riesce a trovare soluzioni” ha sintetizzato il presidente Baratta.

 
Maurizio Bradaschia

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