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Memoriale per lo sterminio degli ebrei in Europa

E ora tu, padre della scrittura, per benevolenza hai detto il contrario di ciò che la scrittura è in grado di fare. Questa infatti produrrà dimenticanza nelle anime di chi l'avrà appresa, perché non fa esercitare la memoria. Proprio, facendo affidamento sulla scrittura, gli uomini trarranno i ricordi dall'esterno, da segni estranei, e non dall'interno, da se stessi. Dunque tu non hai inventato una medicina per la memoria, ma per richiamare alla memoria, e tu offri ai tuoi discepoli una parvenza di sapienza, non la vera sapienza.
Platone, Fedro

ll Memoriale per lo sterminio degli Ebrei in Europa nasce come critica al concetto tradizionale di monumento, inteso come oggetto da osservare e di fronte al quale evocare una memoria narrata, scritta ed interpretata in uno specifico contesto culturale. Al contrario il Memoriale implica un concetto di spazio esteso e di relazione con il suo visitatore, collocando la memoria di un evento passato nel presente. Ad otto anni dal concorso, il Memoriale è stato completato e inaugurato a Berlino il 10 Maggio di quest'anno. Il progetto che commemora i più dei sei milioni di Ebrei uccisi sotto il regime Nazista in Europa, è situato a sud della porta di Brandeburgo occupando parzialmente la zona che durante la guerra fredda separava la Berlino Est da quella dell'Ovest e che veniva chiamata striscia della morte. Con la demolizione del Muro questa parte della città è stata destinata alla riqualificazione, cancellando le tracce del suo passato recente. Nello stesso momento in cui si è manifestata la necessità di dimenticare la storia più vicina, è diventato inevitabile confrontarsi con la memoria più lontana legata al Regime Nazista. Il Memoriale è stato realizzato come uno spazio occupato da 2.711 stele in cemento, organizzate in una griglia ortogonale e distribuite in 19.000 metri quadrati. Ogni stele misura approssimativamente 95 per 238 centimetri, con un'altezza che varia da O a 4 metri. La distanza tra le stele è 95 centimetri, pari a una delle due larghezze, definendo dei corridoi che permettono il passaggio di una sola persona alla volta. Nel progetto iniziale, l'architetto Peter Eisenman e l'artista Richard Serra proponevano un numero maggiore di stele, all'incirca il doppio di quello attuale, con un'altezza massima di sette metri. La variazione più consistente chiesta al progetto iniziale è però stata l'introduzione di una parte ipogea, un centro informativo, allo scopo di raccogliere e mostrare testimonianze relative al tema che il Memoriale vuole ricordare. Le stele non sono perfettamente verticali rispetto al terreno, ma sono leggermente inclinate, e l'unione delle loro sommità descrive una superficie ondulata e continua. Allo stesso modo il terreno non è un piano orizzontale ma degrada verso il centro, con una pendenza variabile. Le stele, che occupano la parte periferica del Monumento, sono alte pochi centimetri e sembrano emergere dal terreno creando un'ambiguità nella linea di confine che delimita il progetto. Non esiste la percezione di una divisione definita tra la città e il luogo del Memoriale, e quest'ultimo appare alla vista dello spettatore quando ormai è troppo tardi per poter essere preparati. L'unica delimitazione che può essere tracciata è il risultato di un'operazione mentale, l'intersezione tra la superficie che unisce la sommità delle stele con il terreno. Il suolo sembra degradare come se le stele occupassero i sotterranei dell'intera Berlino, e il luogo dove si trova il Memoriale è l'unica parte dove queste salgono in superficie. Avvicinandosi al sito, il Memoriale è percepito nel suo essere modulare, costituito da una serie illimitata di elementi e non come un corpo unico. Al di là della mancanza di una divisione chiara tra la città e il luogo del progetto, non si può considerare quest'ultimo come parte del contesto, è piuttosto un taglio nel tessuto urbano, un incidente che può essere pensato contestuale solo nel senso che necessita di un intorno per avere luogo, altrimenti l'incidente non potrebbe accadere. Il Memoriale ha una relazione ambivalente con lo spazio circostante. Da una parte, data la mancanza di una connessione con il paesaggio urbano, la città nega la presenza del Monumento, che, per questo, risulta estraneo. Dall'altro lato, entra nella città gradualmente come il risultato di un atto di escavazione. Il campo di stele non è facilmente contenibile nello sguardo dello spettatore. La ripetizione sistematica di un elemento modulare suggerisce l'idea di estensione e profondità, ma sembra ignorare il senso di scala. Solo entrando all'interno, il visitatore relaziona se stesso alle dimensioni delle stele e alla distanza tra queste, attraverso la quale passare.

 

Ma allo stesso modo nel quale lo sguardo non riesce a contenere la vista del campo di stele dall'esterno, il visitatore non ne ha un senso completo dall'interno. Le due distanze generano prospettive diverse ed entrambe incomplete. Il cambiamento di scala crea una dissonanza che non riguarda solo l'esperienza ottica. La lieve inclinazione degli elementi verticali all'interno del quadro visivo e l'ondulazione del terreno in discordanza con quella delle stele si riflette più profondamente che solo a livello ottico e inizia a interrogare la condizione temporale. Le pendente dei parallelepipedi registrano un processo progettuale e con esso un'estensione temporale. Queste indicano lo scivolamento della superficie definita dalla sommità delle stele rispetto a qiiella del terreno. La coesistenza, nel campo di stele, di due momenti, quello iniziale e finale del processo che lo ha generato, crea un disorientamento temporale. Il senso del tempo della persona all'interno del sito è dissonante con il tempo del progetto. L'atto di camminare nel campo non informa il visitatore della condizione temporale del Memoriale. Le due esperienze non sono sincrone come avviene in un percorso di una Villa Palladiana, dove occupando lo spazio si è in grado di capire l'articolazione del progetto e mentalmente si è capaci di rappresentare il luogo che si sta percorrendo e la propria posizione all'interno di esso. Come conseguenza della percezione della pendenza del terreno e dell'inclinazione delle stele, si verifica una perdita di riferimento. In questo caso la convenzione di una superficie piana con muri ad essa perpendicolari è assente. Il terreno è articolato in modo tale che a volte diventa difficile mantenere l'equilibrio. Si creano delle condizioni per le quali il corpo è costantemente alla ricerca di riferimenti, cercando di trovare una mediazione tra la sua posizione e gli elementi esterni. Questo senso di disorientamento diventa maggiore muovendosi verso il centro del campo di stele, dove queste ultime superano del doppio l'altezza del visitatore. Il corpo è completamente immerso, e si dissolve in uno spazio interiore e personale circondato dalla presenza di pietre giganti. Lo sguardo non è più disperso tra i mille dettagli del contesto urbano, ma è totalmente coinvolto dalla presenza delle pietre. I rumori della città sono gradualmente sostituiti da quelli dei passi dei visitatori. La percezione si amplifica. La persona non è più spettatore ma è immersa in uno spazio sensoriale. La sensazione di essere in uno spazio interiore è anche il risultato della dimensione dei corridoi. ll visitatore occupa la stessa dimensione della larghezza delle stele. Per questo la distinzione tra soggetto e oggetto, visitatore ed elementi parallelepipedi, non è più così netta. La differenziazione tra materia e vuoto si affievolisce e la distanza tra il corpo e le stele si avvicina. Le stele non sono più percepite come una sequenza di forme astratte in un ordine razionale, ma come elementi che sono prossimi ad assumere una forma. Non sono più volumi rigidi e statici, ma vibrano seguendo un movimento percettivo. Lo spazio non è più vissuto come immobile, ma come uno spazio attivo che induce il visitatore a vivere la propria memoria nel momento presente. Questo luogo diventa contemporaneamente generatore e collettore di memoria come risultato di un'esperienza personale, un luogo d'interiorità riflessiva. La memoria però in questo caso non può essere trattenuta: il campo di stele è uno strumento attivo che senza il visitatore non può esistere. Il Memoriale vive attraverso il soggetto, ed esiste solo in funzione del fatto che il visitatore interagisca con esso. Si può pensare che nel Memoriale la continuità delle azioni, come quella di camminare o muoversi, e dei suoni sia dissipata in frammenti come risultato dell'insistenza della ripetizione di un elemento. L'idea di frammentazione, però, viene compromessa dall'immagine mentale dello spazio, dove materia e vuoto si alternano in modo simile all'intermittenza dell'immagine cinematografica come descritta dalla teorica Rosalind Krauss. Krauss parla dell'interruzione del campo visivo in un film come risultato del "dopo immagine", dove "cosa si vede in quegli spazi interstiziali non è la superficie materica della pellicola, ma il processo fisico del nostro stesso sistema nervoso". Lo spazio tra le stele è sia fisicamente, sia percettivamente occupato dal visitatore il quale ne diventa parte integrante. La frammentazione dell'immagine della città, la silhouette di qualcuno che appare e scompare, i suoni deì passi o delle voci circostanti, si fondono in un unico flusso percettivo. Il visitatore è sospeso in una condizione spaziale e temporale tra frammentazione e continuità, dove le persone, le immagini e i suoni diventano parte costituente del Memoriale.

 

Il senso di sospensione in cui il visitatore è collocato è conseguenza del fatto che il campo di stele ridefinisce sé stesso in un costante stato di opposizione. Quello che sembra essere a prima vista una superficie piatta si scopre essere ondulata. ll senso che lo spazio è razionalmente organizzato in una griglia ortogonale di stele perpendicolari muta nell'irrazionalità di stele inclinate. Il Memoriale nega e necessita di un contesto urbano. La temporalità dell'esperienza non corrisponde al tempo dell'oggetto. "È un tentativo di negare la dialettica tra figura e sfondo, centro e periferia, presenza e assenza", e ciò che può essere pensato in un modo poi si rivela essere diverso. Tra queste dicotomie si trova il visitatore nell'atto di porsi delle domande sull'espressione degli eventi che lo circondano. Il campo di stele non esplicita il motivo per il quale esiste, quello cioè di ricordare lo sterminio degli Ebrei in Europa. Il Memoriale non mostra un'immagine che possa evocare questo fatto storico suggerendo il modo in cui commemorarlo. Tutto ciò che una persona vede è un campo di enormi parallelepipedi, "giganti pagine che non possono essere né scritte né lette". Le stele sono silenziose, perché prive di iscrizioni, e non sono figurative, perché non rimandano a nessun referente simbolico. Esse evocano l'astrazione geometrica di un'espressione minimale, ponendo la questione di come dare forma senza rappresentazione iconografica. L'atto di rappresentare di per sé crea un evento indipendente da ciò che è stato rappresentato. La necessità di interrogarsi sulla forma di espressione di un evento, e la legittimazione della sua rappresentazione è, in questo caso, indubbiamente il risultato del doversi confrontare con un fatto storico così preciso. Ma nello stesso tempo questa necessità può essere vista in un contesto più ampio come risultato di un problema di definizione, e l'inadeguatezza di privilegiare una lettura interpretativa su un'altra. Il Memoriale, non esprimendo la definizione di un fatto, si colloca tra lo stato di esistenza e l'assunzione di una forma, presenza e significato. La forma implica un atto rappresentativo, e connette un oggetto al suo significato, originando una forma simbolica. Il Memoriale non conferisce una rappresentazione alla sua ragione d'essere. Esso indica un evento nel tempo presente, ma l'evento non è descritto, "è il messaggio senza codice". ll Memoriale è cosa Rosalind Krauss esprime come "il segno pronominale vuoto". È un segno perché suggerisce l'esistenza di una condizione, ma allo stesso tempo è vuoto, eludendo la convenzione dell'attribuzione di un significato. Interponendo un processo individuale basato sull'esperienza, il progetto mette in discussione la relazione preesistente tra un evento e la sua spiegazione, minando "l'efficiente rappresentazione dei valori culturali". Attraverso questo processo, il Memoriale permette una continua sospensione di significato. "Il segno vuoto — come la parola questo — acquista significato solo quando è messo a confronto con un riferimento esterno [...] e i pronomi allo stesso modo in cui sono parte di un codice simbolico del linguaggio sono arbitrari, il loro significato dipende dalla presenza di colui che parla". Il Memoriale indica la confutazione di un evento. Discute il processo attraverso il quale avviene l'atto del ricordare, e quello dell'archiviare la memoria. Un archivio forma un sistema strutturato e confina il sapere all'interno del sistema stesso, inducendo all'assegnazione di significati preordinati. II Memoriale colloca l'atto del ricordare in un'esperienza presente, permettendo al visitatore la capacità interna di ricordare come esperienza privata.

 
Robert Hendrick
Federica Vannucchi

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