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Philip Johnson

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Philip Cortelyou Johnson è morto a New Canaan, Connecticut, il 26 gennaio 2005. Era nato a Cleveland, Ohio, I'8 luglio 1906. Nel 1930, a ventiquattro anni, Philip divenne il primo direttore della sezione di architettura del Museum of Modem Art di New York, aperto solo un anno prima. Il 10 febbraio 1932 venne inaugurata la mostra "Modern Architecture: International Exhibition", da lui curata assieme a Henry-Russell Hitchcock. Per motivi poco chiari, o forse soltanto per stanchezza, non intervenne al vernissage. La mostra presentava in primo luogo il lavoro di nove importanti architetti, ritenuti i migliori progettisti moderni: Raymond Hood, Frank Lloyd Wright, Howe & Lescaze, Bowman Brothers, Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Le Corbusier, J.J.P. Oud e Richard Neutra al posto del previsto Norman Bell Geddes. Un'altra sezione, pensata per testimoniare la diffusione internazionale del nuovo stile, illustrava l'opera di architetti provenienti da gran parte dei paesi europei, Italia compresa, dall'Unione Sovietica e, naturalmente, dagli Stati Uniti. Philip fece in modo che Io spazio più prestigioso fosse riservato agli architetti a suo giudizio più significativi: Le Corbusier con la Villa Savoye, Mies van der Rohe con la casa Tugendhat, Wright con la "Casa sulla Mesa" e Oud con il poco noto progetto di una casa a Pinehurst, North Carolina, commissionato dalla madre dello stesso Johnson. Gropius fu escluso dalla sala, forse perché due architetti tedeschi gli sembrarono troppi o perché la sede del Bauhaus dí Dessau, che ne rappresentava il lavoro, appariva tipologicamente incongruente con gli altri esempi. In contemporanea uscì un libro firmato ancora da Hitchcock e Johnson, The International Style: Architecture since 1922, il cui titolo riprende, come lo stesso Hitchcock riconobbe molto più tardi in un'intervista radiofonica del 1974, quello di una pubblicazione di Gropius del 1925, in particolare il "Bauhausbucher n. 1": Internationale Architektur. Il panorama presentato era straordinariamente ampio e dimostrava la profonda conoscenza disciplinare dei curatori, in anni in cui la circolazione delle idee e delle immagini avveniva con difficoltà. La presenza americana era invece limitata e forse linguisticamente un po' defilata, ma di grande qualità. Ciò è spiegabile con il forte interesse di Philip per l'Europa in generale e la Germania in particolare, ma anche con la relativa indifferenza degli architetti americani per il linguaggio e l'ideologia della modernità.


Subito dopo la mostra, Philip continuò a interessarsi a quanto stava intanto accadendo in Europa e, in particolare, a occuparsi attivamente di politica. 1123 agosto 1939, mentre era in viaggio sul Bosforo assieme alla sorella Theodate, gli giunse la notizia della stipula del patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica. L'accordo fra i due grandi laboratori politici del tempo, accomunati dal rifiuto della democrazia parlamentare e tuttavia evidentemente e fortemente ostili l'uno all'altro, avrebbe potuto allontanare il conflitto come renderlo improvvisamente imminente. In fretta e furia i due partirono. La vecchia Lincoln su cui viaggiavano li abbandonò in Romania. Proseguirono in treno fino a Vienna. Di lì Theodate riparo a Zurigo. Philip si diresse invece a Berlino; qui venne personalmente invitato dal ministro della propaganda del Reich a unirsi, come osservatore, alla prossima spedizione della Wermacht. Il 1 settembre Hitler ordinò l'invasione della Polonia. Nel giro di tre giorni Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania: era l'inizio della II guerra mondiale. Philip, che aveva all'epoca trentatre anni, assistette così di persona alla distruzione di Varsavia. Molti anni più tardi, Abby Aldrich Rockefeller, una delle fondatrici del MoMA, avrebbe detto che a ogni giovane dovrebbe essere data, nella vita, la possibilità di commettere almeno "un" grosso errore. Già laureato ad Harvard in filosofia e filologia classica, Philip si laureò nuovamente nel 1943, stavolta ín architettura, nella stessa Harvard dove intanto erano arrivati Walter Gropius, subito posto a capo del Dipartimento di architettura, e Marcel Breuer. Nel 1949 costruì il suo primo edificio, la celebre Glass House a New Canaan, in Connecticut, che è anche il suo capolavoro: ma si tratta di un'idea derivata dal progetto di Mies van der Rohe per la casa Farnsworth che sarebbe stata realizzata a Plano, nell'Illinois, un po' più tardi, nello stesso anno. Fu l'inizio di una straordinaria carriera che lo avrebbe condotto alla realizzazione di infiniti edifici, spesso molto belli, talvolta brutti, comunque destinati a cambiare l'immagine dell'architettura e della città americana; ad attraversare indenne mode e stili, dall'Intemational Style al Late Modern, dal Post Modem alla Decostruzione fino alle più recenti poetiche neoespressioniste; a ricevere (unico architetto dopo Frank Lloyd Wright) una storica copertina di "Time", con una foto che lo ritrae, come un artista rinascimentale, con il modello dell'iconico AT&T Building di New York fra le braccia; a ricevere un gran numero di prestigiosissimi premi fra i quali la Gold Medal dell'American Institute of Architects e il Pritzker Prize. Ma, più di tutto, a incarnare un difficile ruolo segnato da carismatica, spregiudicata, dispotica, talvolta arrogante centralità sulla scena architettonica americana: un monarca assoluto e capriccioso che, nel corso dell'intero Novecento, ha giocato con la città e l'architettura con indifferente distacco, forse con angelica, celestiale ingenuità.

Livio Sacchi

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