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UIA 2005 Istanbul

Il Progetto 25
1 settembre 2005
Desman – Pirkmajer
1 settembre 2005
 

A Istanbul, crocevia tra occidente e oriente, in un momento difficile per il mondo, gli architetti hanno offerto il loro progetto di solidarietà e unificazione, pur nelle differenze di culture, di stili, di religioni. Il Presidente dell'UIA, Jaime Lerner, ha, nel congresso, lanciato un messaggio forte e chiaro: "attraverso l'architettura globalizzare la solidarietà dei popoli della terra" Un congresso straordinario questo di Istanbul, per quantità e qualità dei partecipanti. Una tappa importante verso l'appuntamento epocale, per l'Italia, del congresso mondiale di "Torino 2008". A Berlino, nel 2002, non era facile battere Busan, Siviglia e Tokio, nella competizione tra le grandi città del pianeta per la sede del congresso. Tuttavia vinse Torino e il suo tema proposto: "transmitting architecture". Nella storia dell' "Union International of Architects" (UIA) per la prima volta vinse una città italiana, e vinse con un'idea lanciata proprio nella stessa città dagli Ordini con quel "Manifesto degli Architetti Italiani del '99", che si trasformò nella "Risoluzione sulla qualità architettonica dell'ambiente urbano e rurale" del Consiglio dell'Unione Europea solo un anno dopo. Nel 2008 sarà allora "transmitting architecture", e ancora da Torino, città simbolo: a partire dalla Mole, dovranno sprigionarsi concretamente nelle città del mondo, quei percorsi di "democrazia urbana" proclamati nella Risoluzione Europea che potranno far leva sulla "missione degli architetti". A Genova, nel 2001, in occasione del "G8 degli Architetti", presenti i vertici dell'UIA, gli architetti italiani colsero i segnali nuovi di forte cambiamento epocale, e indicarono una necessità: nella transizione epocale, era indispensabile definire gli obbiettivi strategici, i fini del nuovo tempo. Gli architetti italiani segnalarono che la globalizzazione dei mercati doveva essere solo il mezzo, l'importante strumento, per raggiungere le vere mete. Dunque, nel capoluogo ligure, si affermò che ormai era giunto il tempo per individuare, con ottimismo e determinazione, come traguardo sociale, alcune grandi utopie della storia, al momento sostenibili dalla Politica grazie alle conquiste della scienza e della tecnologia. E, nella circostanza, si propose come traguardo sociale possibile la città ideale di Aristotile: "una città che doveva essere costruita in modo da dare ai suoi abitanti sicurezza e felicità".

 

Prima Firenze, Assisi e Torino, poi i comitè de pilotage di Parigi, Roma e Stoccolma, il G8 di Genova, poi Berlino, infine Istanbul, rappresentano le principali tappe di questo straordinario percorso innescato dall'azione corale di tutti gli Ordini italiani. A Berlino vinse un' "idea-progetto" che assume, in singolare metafora, "la Mole Antonelliana quale antenna che trasmette messaggi di democrazia urbana alle istituzioni e ai cittadini del mondo, attraverso la rete planetaria organizzata degli architetti". È un'immagine che ricorda le antenne fatte di architetture nate dalla fantasia di Umberto Eco nel "Pendolo di Foucault": architetture come spinotti ermetici infissi sulla crosta del globo. Un reticolo di stazioni ricetrasmittenti che si comunicano a vicenda le potenze e le direzioni dei fluidi, gli umori e le tensioni delle misteriose correnti sotterranee. Allora "transmitting architecture" dalla Mole può significare: captare i fluidi sotterranei positivi latenti, riportarli in superficie, renderli comprensibili, comunicarli alla società, coinvolgere i poteri decisionali, i professionisti, gli utilizzatori. Con la "democrazia urbana". Affinchè l'architettura e la qualità dell'ambiente diventino un fondamentale diritto di tutti i cittadini del mondo, nel nuovo tempo. solo un sogno degli architetti? Ebbene, appena lo scorso anno, Eliot Freidson, uno tra i più famosi sociologi del mondo, ha pubblicato il primo trattato sistematico sul Professionalismo, inteso come principio' differente da quello del Mercato e della Burocrazia, poiché dotato della logica dell'etica, di una terza logica, appunto, così come il sottotitolo del libro afferma decisamente. Dunque una Etica graduale e riformista attuata dai lavoratori della conoscenza organizzati, nel tempo post-industriale-globalizzato, quale superamento di due opposti fondamentalismi: il fondamentalismo monetarista, descritto criticamente dal Financial Times, e quello religioso estremista e radicale, che riemerge violento dagli squilibri sociali della globalizzazione dei mercati. Secondo Freidson nel tempo della globalizzazione, le organizzazioni dei knowledge workers, con regole etiche, e in base a proprie specifiche conoscenze, attraverso la loro diffusa rete planetaria, possono offrire, alle Istituzioni, e al mondo delle Imprese, obbiettivi compatibili con gli interessi generali dei cittadini del mondo. Dunque, un affascinante scenario utopico che, gradualmente, si va sempre più delineando, e che, a Torino nel 2008, è questa la sfida, dovrà essere concretamente apprezzabile.

Raffaele Sirica

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